Il mio viaggio in text mode
La mia prima nota l’ho scritta con Evernote nel 2012. Ai tempi era una piattaforma innovativa e Phil Libin la stava facendo crescere (mentre adesso è solo una goccia di fango nel mare dell’inshittificazione). Poi è arrivato Notion che per qualche anno è stato il repository delle mie note. “Ehi ma che figata questi widget”. Poi forse sono io ad essere cambiato e quei widget erano diventati le sbarre di un’altra piattaforma proprietaria che prima o poi sarebbe salpata verso gli stessi mari di Evernote.
Come molti, ho trovato asilo in Obsidian dove ho iniziato a sviluppare quello che credo di poter chiamare un feticismo per i file di testo. L’espressione più pura dell’informatica come dovrebbe essere: aperta, semplice, interpretabile dall’uomo con uno strumento ridotto all’osso e, volendo, anche dalle macchine. Posso costruirmi una libreria di file su cui ho il completo controllo nella sostanza, nella forma e nell’architettura. Ho iniziato a leggere di come gli altri hanno organizzato i loro workflow o, meglio ancora, le loro librerie di file di testo. Ho creato questo blog con l’intenzione che l’esperienza per me che scrivo e per chi legge fosse lineare come un file di testo.
Obsidian è uno strumento potentissimo con una libreria di plugin in rapida espansione. E’ gratis ma non libero, ma questo importa fino a un certo punto perché tanto i miei file markdown sono indipendenti dalla bicicletta che sto usando in quel momento. O diciamo almeno un 90%, perché una query di dataquery non è interpretabile da altri strumenti. A memento la sopraffazione della bicicletta sul conducente è un rischio sempre dietro l’angolo. Obisidan ha due limitazioni strutturali: 1. l’esperienza mobile è scarsa e 2. è uno strumento locale.
Per 1. non sono mai stato davver preoccupato perché sono convintamente pc-first e molte limitazioni sono mitigabili da strumenti terzi (torniamo alla bellezza del file di testo). 2. invece ha avuto dei risvolti interessanti. Nonostante abbia un sistema di sincronizzazione sufficientemente affidabile con Syncthing, non lo posso implementare ovumque. Tipo sul PC di lavoro. E quindi ho iniziato ad esplorare l’accesso ai file .md prima tramite cloud e poi via shell. Per fare nomi, dopo aver esplorato tutte le alternative selfhost (Logseq, Silverbullet e vari altri) quella su cui sono rimasto più tempo è stata una semplice implementazione via browser di VS-Code. Poi, appunto, è venuta la command line.
Vim mi ha aiutato per un po’ ma sapevo già dove sarei andato a parare. Non ero il primo a prendere questo sentiero e conoscevo il nome e cognome del boss finale che avrei incontrato. Un boss che si chiama Emacs e ha come compare Orgmode. Adesso sono un paio di settimane che sono rannicchiato in questa confortevole rabbit hole. Non ho fatto una vera migrazione dai miei file markdown, forse non la farò mai perché non esiste una bicicletta più universale di questa.
Ho iniziato con un file org con gli appunti mentre seguivo il tutorial di base, poi ho ricominciato a costruire la mia infrastruttura con i todo, i contatti e una inbox. A quel punto sono arrivati org-mode e org-capture.Poi è venuto il momento di scrivere altre note e ho approcciato le properties. Un paio di giorni fa ho scoperto che c’è anche un browser dentro (Eww) e mi sono fatto scrivere da Chat GPT qualche funzione per salvare link e snippet in un file links.org.
Una parte del mio recente feticismo per i file di testo credo arrivi come reazione agli LLM. Reazione contraria perché mi sono trovato l’AI dove non l’avevo chiesta e perché ho avvertito che stavo perdendo il controllo dei miei contenuti. Ma anche una propulsione perché la curva di apprendimento di uno strumento come Emacs è molto meno faticosa se si viene spinti anche da un LLM. Passare da un’idea all’esplorazione della conoscenza, alle possibili soluzioni fino a una implementazione solitamente è questione di minuti. Certo, non sto imparando Lips, ma non sono uno sviluppatore e il tempo è quello che è. Se devo essere onesto Chat GPT mi sta togliendo tutta la parte noiosa.
Questo non vuol dire che non sto leggendo letteratura “umana”. Il bello di Emacs è che ci sono letteralmente una trenita d’anni di scritti da cui attingere, una comunità di blog attiva, delle ottime subreddit e settimane di video su YouTube. L’impressione che sto avendo di Emacs è che sia prima di tutto una lettera d’amore nei confronti della scrittura. E questo si riflette sulla qualità delle persone e di tutto quello che c’è attorno, a partire da quello che si scrive su Emacs.